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Let’s Queer talk

 

La conferenza tratta dell’identità LGBTQIA

Una talk dedicata al “Queer” venerdì 2 febbraio in Sala Re Enzo per riappropriarsi di questo termine, che in anni passati è stato usato in modo dispregiativo. Grazie a questa conferenza, la comunità LGBTQIA non subisce più il linguaggio, ma lo trasforma, nella lotta per i loro diritti.

Il primo ad intervenire nella conferenza è stato Jordan Coulombe, che ha contestualizzato la sua opera all’interno della produzione più ampia delle zine prodotte negli anni ’80 e ’90 in Canada. Coulombe ha infatti affermato che in quegli anni, nella stampa LGBT, non c’era una vera e propria identità visiva che unificasse la comunità stessa in quanto tale; tra i magazine presenti sul mercato, ad esempio Bimbox, proponevano pubblicità e contenuti standard e convenzionali, oppure talmente pieni di odio e disprezzo per la comunità eterosessuale da non riuscire a comunicare alcun altro messaggio. Quello che Jordan Coulombe si è proposto di fare è di mantenere la stessa rabbia degli albori per combattere la rappresentazione della comunità LGBT di stampo consumistico e superficiale e creare una pubblicazione che si aprisse al confronto, conflittuale, sperando al tempo stesso nella tolleranza verso il suo senso dell’umorismo nel trattare gli impulsi umani più primitivi.

Anche Vincent Simon si è occupato di dare una voce singolare, unica e dalla sensibilità particolare alle pubblicazioni della comunità LGBT. Agli inizi degli anni 2000 in Francia si trovava solo un giornale dedicato ai gay, che Simon trovava noioso e superficiale, non incentrato su ciò che gay e lesbiche vivevano veramente nella quotidianità. “Dildo”, quindi, sin dalle sue prime edizioni si è preoccupato di essere una voce fuori dal coro: ad esempio, il secondo zine era interamente dedicato ai capelli, mentre il quarto ai genitali. Il tutto era creato da artisti.

Ione Gamble, inglese, fondatrice del zine Polyester ha espresso la propria frustrazione perché le sue artiste e autrici di riferimento estetico usavano comunque donne e ragazze dai tratti fisici convenzionali. Nel suo giornale cerca di proporre, invece, un’estetica che verrebbe definita “tacky”, “trashy”, cioè di plastica, di cattiva o povera qualità: da qui il titolo Polyester, “poliestere”, che è un materiale simile alla plastica. “Polyester” condanna i contenuti della moda, ma non gli strumenti. Nello zine, quindi, sono spesso presenti photoshoot in cui però posano modelle dai corpi ‘alternativi’ e sono pubblicate poesie e saggi che interessano il target di donne di 15 – 24 anni che poi è quello che legge il giornale.

A seguito sono intervenute Irene Pasini ed Elisa Manici per presentare il giornale “La falla” , prodotto dal Cassero, un’associazione che promuove i diritti LGBT a Bologna. Il nome del giornale si riferisce al fatto di creare un punto di vista diverso in un’altra persona. Il giornale non è solo diretto ai componenti della comunità Lgbt, infatti, ma soprattutto a persone che generalmente non sono interessate ai temi trattati nella pubblicazione; temi che vanno dalla vita delle persone disabili, transessuali, alla salute e al benessere. Il formato dello zine è particolare, storto, in quanto gli autori vogliono che i lettori si concentrino bene quando leggono gli articoli.

A concludere la conferenza è intervenuta Mariagloria Posani, graphic designer, autrice del libro “Guida Illustrata alla cultura Queer” . Secondo Mariagloria, uno dei problemi principali per la cultura Queer nel mondo e anche in Italia è quello del binarismo, del fatto cioè che genere e sesso siano considerati mutualmente esclusivi. In informative illustrazioni, viene spiegato che mentre il sesso è biologico, l’orientamento sessuale dipende da chi si ama, e il genere dalle caratteristiche in cui ci si identifica. L’illustratrice ritiene che sia fondamentale come questi concetti vengano assimilati il più possibile, altrimenti i vari orientamenti saranno sempre invisibili agli occhi della comunità.

 

 

Debora Bertoldi

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Categoria:News
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